nuovo polo dei laboratori rita levi montalcini per l’istututo spallanzani di roma – concorso di progettazione
L’intervento per il Nuovo Polo dei Laboratori Rita Levi Montalcini dell’Istituto Spallanzani si inserisce in un contesto ospedaliero caratterizzato da edifici autonomi ma fortemente connessi tra loro, sia per funzione che per linguaggio architettonico. In questo quadro, la scelta progettuale per il nuovo padiglione si traduce in un edificio a corte: un volume solido e netto che, pur affermando una propria riconoscibilità architettonica, si integra con coerenza nel tessuto architettonico circostante.



l progetto architettonico si articola tra rigore e apertura, qualità proprie della ricerca scientifica.
Se la struttura esterna, essenziale e materica, comunica precisione e protezione, la corte interna si apre alla luce e alla natura, diventando il cuore condiviso della ricerca: luogo di incontro e collaborazione, espressione concreta di un obiettivo scientifico perseguito collettivamente.
In linea con gli obiettivi del bando, essa assume anche un ruolo ambientale attivo, configurandosi come una vera e propria isola verde, uno spazio che prosegue idealmente dall’esterno all’interno dell’edificio, offrendo luce, ventilazione naturale e benessere agli ambienti di lavoro.
Il tema della sostenibilità e del benessere ritorna anche nell’ultimo livello dell’edificio, concepito come spazio ricreativo per gli operatori: una terrazza a cielo aperto ospita una caffetteria e un percorso ombreggiato grazie a una copertura forata, che filtra la luce per rendere l’ambiente confortevole e fruibile in ogni stagione.

Il nuovo edificio è fisicamente connesso, tramite un tunnel sotterraneo, sia all’edificio di Alto isolamento che al padiglione Baglivi, costituendo un sistema integrato di ricerca.
Il suo volume solido e compatto all’esterno e aperto e fluido all’ interno, si relaziona in modo equilibrato con gli altri edifici del complesso ospedaliero, attraverso l’utilizzo di materiali e cromie coerenti. Il travertino, richiamo alla tradizione romana e al rigore formale si combina con superfici più contemporanee. Una lamiera bianca microforata è utilizzata infatti come doppia pelle schermante per garantire privacy, sicurezza e controllo visivo, coerentemente con la delicatezza delle attività di ricerca che si svolgono all’interno della struttura.
Il risultato formale è un equilibrio tra memoria e innovazione, tra rigore e fluidità, tra chiusura e apertura, tradotto in un organismo integrato che riflette i valori della ricerca contemporanea: precisione, chiarezza, ordine, protezione, ma anche apertura, trasparenza e sostenibilità.
